LA TREBBIATURA

 LA FESTA DELLA TREBBIATURA

volantino F-R_Page_2

RSONY DSCievocazione della TRESCATURA DEL GRANO, antica usanza, che prevedeva la mietitura del grano e il trasporto su carri addobbati, in onore di Sant’Antonio di Padova, sui quali i contadini portavano il grano mietuto al convento di San Patrignano allestendo una sfilata. Le fasi della manifestazione si svolgono con la IMG_3226“sfilata dei carri carichi di covoni di grano” e la “trescatura” finale. La rievocazione delle gesta dei nostri nonni che donavano a Sant’Antonio di Padova tutto quello che di più caro avevano: il grano. Dopo averlo mietuto caricavano i preziosi covoni sui carri trainati dai buoi, addobbati a festa, e lo portavano al convento per IMG_4479essere trebbiato, accompagnati da musica folkloristica per le vie del borgo antico fino all’aia del Convento. L’usanza prevede poi, che i covoni vengano “trescati” con la macchina originale dell’epoca. Inoltre, come da tradizione, durante la lavorazione del grano vengono offerte le “rimpizze” ed altri prodotti eno-gastronomici tipici, preparati per DSCN0170l’occasione dalle massaie di Collecorvino secondo le tradizionali ricette. La trebbiatura, altresì, prevedeva anche il pranzo al quale partecipavano tutti coloro che avevano lavorato e quindi meritato i famosi “maccheroni della tresca”. 

 

 

carro 2010

Carro di Sant’Antonio dell’anno 1964 donato da EVANGELISTA Franco

 

DSCN5743

“LE RIMPIZZZE” clicca sull’immagine per la ricetta

Amatriciana-Leggera-640x400

MACCHERONI DELLA TRESCATURA

Un po’ di storia …… dalla MIETITURA alla TREBBIATURA

            La trebbiatura è da sempre una manifestazione di grande aggregazione che incuriosisce i giovani e accompagna i nostri nonni in un vortice di ricordi unico ed affascinante… Ma adesso facciamo un po’ di chiarezza sulle origini dell’evento.

Prima della trebbiatura, nel mese di giugno si eseguiva la mietitura in cui le spighe di grano venivano tagliate con la falce (la faceje), raccolti in fasci (li manuppl) e ammucchiate in covoni (li cavallett), quindi terminata la mietitura, “li munuppl” erano presi uno per volta col forcone, posti su un carro (la traje), trainato dai buoi e portati nell’aia e li accatastavano in una mucchia della grandezza adeguata per la quantità del raccolto, fatta in modo da proteggere le spighe anche in caso di pioggia o grandine. Una volta che tutti i contadini della zona avevano finito mietitura e trasporto del proprio grano nella propria aia (solitamente inizio luglio), entrava in gioco la trebbiatrice (la màchene di lu rane), che serviva a separare i chicchi di grano dalla paglia (la paje) e dalla pula (la came). I contadini (li pajarene) saliti sulla “mucchia”, prendevano con i forconi i fasci di grano, buttandoli su una sorta di nastro che li trasportava dentro la trebbiatrice. Dalla parte anteriore di questo usciva il grano che, raccolto in sacchi, era poi immagazzinato. Dalla parte posteriore uscivano paglia e pula, che servivano per i giacigli degli animali. Mentre la pula era semplicemente ammucchiata, la paglia era sistemata in una specie di cubo (la serr).

Annunci